La parola licantropo, proviene dal greco lycos “lupo” e da anthropos “uomo” detto anche lupo mannaro o uomo lupo,
è una creatura leggendaria della mitologia e del folclore poi divenuta tipica della letteratura e del cinema d’orrore.
Fin dall’antico Egitto, passando dalla cultura greca e a quella romana, arrivando al medioevo si trovano storia sul licantropo.
Per non parlare di culture nord europee, sud americane o dei nativi dall’America.
Secondo la leggenda sarebbe un essere umano condannato da una maledizione (o già dalla nascita) a trasformarsi
in una bestia feroce a ogni plenilunio, sebbene ci siano casi in cui la trasformazione è volontaria.
La forma di cui si racconta più spesso è quella del lupo, ma in determinate culture prevalgono l’orso, la volpe, il bue o il gatto selvatico.
Nella narrativa, e nella cinematografia dell’orrore, sono stati aggiunti altri elementi che invece mancavano nella tradizione popolare,
quali il fatto che lo si possa uccidere solo con un’arma d’argento, oppure che il licantropo trasmetta la propria condizione ad un altro essere
umano dopo averlo morso. La soluzione definitiva e radicale rimane il fuoco, da usarsi, preferibilmente, sul licantropo ancora in forma umana.
Alcuni credevano che uccidendo il lupo prima della prima trasformazione la maledizione venisse infranta.
Nella letteratura medica, con il termine Licantropia Clinica è stata descritta una rara sindrome psichiatrica che avrebbe colpito le persone,
facendo sì che assumessero atteggiamenti da lupo durante particolari condizioni (come le notti di luna piena).
In tempi recenti, l’esistenza di tale disturbo è stata considerata rarissima.








